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RILANCIO DEL DISTRETTO: STOP AGLI STUDI DI SETTORE

Un deputato del centrosinistra e un senatore del centrodestra uniti per difendere il distretto. Andrea Lulli dei Ds e Roberto Ulivi di An hanno infatti presentato un emendamento alla Camera e al Senato per chiedere la sospensione degli studi di settore, strumento che sulla base di certi parametri prestabiliti può far scattare accertamenti sulle aziende.

Era stata Confartigianato, il 26 settembre, a chiedere la sospensione degli studi di settore perché quei parametri di riferimento usati dal fisco non terrebbero conto della crisi in atto, che ha portato molte aziende ad avere forti cali di fatturato. Il rischio è che un’impresa venga tassata su un reddito che in realtà non ha prodotto. «L’impatto degli studi di settore su queste categorie sta producendo un effetto assolutamente traumatico per le piccole imprese — sottolinea Confartigianato — con il rischio di assestare il colpo definitivo all’economia del distretto e alle speranze di sopravvivenza di numerose imprese».

«La speranza — commenta Stefano Acerbi, presidente di Confartigianato Imprese Prato — è che l’emendamento proposto in sede di Camera e Senato, in cui si dà voce alle istanze del mondo artigiano, passi all’esame della finanziaria. Confartigianato valuta positivamente l’interessamento dei politici pratesi rispetto alla grave situazione che attualmente sta vivendo il nostro settore e che rischia di avere ricadute anche sugli altri comparti non specificamente legati al tessile, come gli installatori d’impianti e altre categorie produttive».

L’emendamento sugli studi di settore, in particolare, si richiama al decreto interministeriale che concedeva la cassa integrazione straordinaria ai lavoratori delle aziende artigiane e quelle industriali con meno di 15 dipendenti per i distretti tessili che, in base all’accordo tra istituzioni e parti economiche e sociali del marzo 2004, venivano riconosciuti in situazione di forte difficoltà.