MADE IN ITALY: IN ARRIVO MARCHIO E 'CARTA D'IDENTITA', LUNEDI' IN AULA CAMERA
Il provvedimento si muove lungo un duplice binario: da un lato, con l'istituzione del marchio, garantire la riconoscibilita' e la tutela della qualita' dei prodotti interamente realizzati nel nostro paese, dall'ideazione al confezionamento. Dall'altro, con l'istituzione della 'carta d'identita'', dotare i prodotti con l'etichetta 'made in Italy' ma realizzati in gran parte all'estero, di una scheda informativa per dare la possibilita' al consumatore di conoscere la provenienza dei semilavorati di cui il prodotto finale e' composto. Entrambi gli strumenti, spiega all'ADNKRONOS il relatore del provvedimento in commissione, il diessino Andrea Lulli, ''sono stati pensati come strumento volontario, soprattutto per le piccole e piccolissime imprese. Un modo per valorizzare e difendere quella creativita' del prodotto italiano che le indagini di mercato indicano come valore aggiunto, mentre sarebbe assurdo pensare di difendere i prodotti italiani con la politica dei dazi''.
A concedere l'uso del marchio '100 per cento italia' a quelle aziende che ne facciano richiesta, e' il ministero delle Attivita' produttive, coadiuvato dalle Camere di commercio. La richiesta di utilizzo del marchio deve essere accompagnata da un'autocertificazione che documenti le caratteristiche merceologiche del prodotto e corredata da una dichiarazione di conformita' alle norme vigenti in materia di lavoro, di rispetto dei contratti collettivi di lavoro, di contribuzione fiscale e previdenziale. Per ottenere il via libera dal ministero l'azienda deve anche dichiarare di escludere l'impiego di minori nella produzione e di rispettare la normativa in materia ambientale. Presso il ministero delle Attivita' produttive e' istituito l'albo delle imprese abilitate ad utilizzare il marchio '100 per cento Italia' per i propri prodotti. Ogni due anni le stesse imprese devono rinnovare al ministero la comunicazione sul rispetto dei requisiti per l'utilizzo del marchio. Controlli periodici a campione sul rispetto delle norme sono condotti dalle Camere di commercio. In caso di violazioni l'autorizzazione viene revocata e nelle more degli accertamenti l'utilizzo del marchio puo' essere inibito a titolo cautelare, ne' possono essere presentate nuove richieste di utilizzo prima che siano trascorsi tre anni dal provvedimento di revoca. La richiesta non puo' essere presentata prima di cinque anni se riguarda lo stesso prodotto che e' stato all'origine del provvedimento di revoca.
La definizione 'made in Italy', secondo quanto prevede il provvedimento che sta per andare al vaglio dell'assemblea di Montecitorio, puo' essere accompagnata da una scheda informativa, la 'carta d'identita' del prodotto finito' che contiene informazioni utili al consumatore per conoscere la provenienza dei semilavorati che compongono il prodotto finito. Ferma restando, naturalmente, la normativa europea che istituisce un codice doganale comunitario. ''E' un passaggio importante -osserva Lulli- per quella che viene definita' la tracciabilita' del prodotto che proviene da aree extraeuropee, perche' il consumatore possa conoscere nel dettaglio il percorso del prodotto. Ed e' importante anche per sollecitare l'Ue a legiferare in maniera piu' completa in questo campo. Non si tratta certo di una 'barriera', ma di uno strumento utile a tutelare i consumatori sotto il profilo della qualita' del prodotto e di una maggiore trasparenza del mercato''. Quanto alla copertura finanziaria, il provvedimento era in realta' partito con ambizioni ben diverse rispetto al testo finale: i 35 milioni di euro l'anno per la realizzazione di campagne annuali di promozione del marchio si sono ridotti a 20 milioni di euro per esigenze di cassa. Ed in un primo momento era previsto anche un credito d'imposta non superiore al 65% delle spese sostenute per la promozione di singoli prodotti. Una misura, pero', momentaneamente accantonata.
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