Signor Presidente, signor sottosegretario, onorevoli colleghi, il disegno di legge collegato alla manovra finanziaria per il 2002, che si propone di incentivare l'iniziativa privata e lo sviluppo della concorrenza, appare una miscellanea di argomenti diversi, taluni anche delicati, tra loro scollegati, quasi a denotare un po' di improvvisazione, una assenza ed un affanno.
Apprezziamo i miglioramenti apportati durante il lavoro svolto in Commissione; essi dimostrano che il Parlamento può anche essere efficace. Tuttavia, l'improvvisazione ha caratterizzato questo provvedimento, proprio per il modo con il quale è stato affrontato il problema della protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche (materia delicata, come è stato ricordato da tutti, e che merita una riflessione più approfondita, perché investe temi che hanno a che fare con la civiltà nella quale viviamo), della politica energetica (quando è in corso un'iniziativa da parte della Commissione attività produttive), dell'articolo 21, ricordato poc'anzi dal collega che mi ha preceduto, e della questione riguardante la RC auto. In questo caso, si determina una differenza tra figli e figliastri nell'ambito delle autocarrozzerie, operando una lesione del principio della concorrenza, con effetti sulle tariffe, tutti da verificare, come del resto lo stesso collega della maggioranza, onorevole Gastaldi, ha ricordato durante il suo intervento; ciò comporta la necessità di un approfondimento e di una riforma del sistema delle assicurazioni che i cittadini, gli utenti, rivendicano con grande forza.
Ho parlato di assenza perché manca un progetto di politica industriale che sappia suscitare quel necessario rinnovamento competitivo della cultura imprenditoriale diffusa, che deve confrontarsi con gli scenari in evoluzione, tra la moneta unica europea e i processi di globalizzazione. Tali scenari impongono di scegliere la sfida per la qualità: questo, è un obbligo che coincide con la vocazione di una struttura industriale costituita da milioni di piccole imprese industriali ed artigiane, con i suoi punti di forza proprio nei distretti industriali che ideano e producono beni di consumo per la persona in modo pressoché globale. Queste strutture imprenditoriali hanno la necessità che la concorrenza si sviluppi in mercati regolati sulla base della reciprocità, soprattutto con riferimento ai paesi ad economia forte (come il Nord America).
La nostra struttura produttiva, cuore del nostro paese sul piano economico e cemento sul piano della coesione sociale e della qualità della vita, ha bisogno di essere sostenuta dalle istituzioni, le quali debbono promuovere idonee politiche relative alla ricerca, allo sviluppo ed all'ambiente, debbono appoggiare i progetti di ideazione e sperimentazione di prodotto e di processo, la creazione di campionari, l'investimento nelle piccole imprese e nelle aziende artigiane, lo sviluppo di progetti sperimentali di ingegneria finanziaria e organizzativa, proposti da gruppi di imprese, di iniziative finalizzate all'ampliamento dimensionale, alla diversificazione produttiva ed all'ammodernamento, nonché di nuovi modelli organizzativi, finalizzati alla gestione di impianti produttivi, da aggregare, di piccole imprese di subfornitura.
Questi sono i problemi dei sistemi di piccola impresa. È impensabile che la sfida competitiva avvenga solo sulla compressione dei prezzi o sulla mortificazione della dignità dei lavoratori attraverso l'attacco ai diritti. Nei distretti industriali, flessibilità e saper fare sono stati, da sempre, l'anima della valorizzazione delle risorse e della dignità umana, un fattore di successo per i nostri prodotti sui mercati internazionali. È necessario continuare su quella strada, facendo interagire la diffusione dei nuovi saperi con il tradizionale saper fare. Lasciatemi dire, poi, che il nuovo articolo 7 dovrebbe incentivare la diffusione di Internet con finanziamenti esigui: ciò tradisce il fatto che tale priorità è, per il Governo, soltanto apparente.
Quindi, occorre intrecciare i nuovi saperi con il tradizionale saper fare, stando attenti che la riorganizzazione e la centralizzazione del sistema bancario non penalizzino quel know how delle banche locali così indispensabile per le piccole imprese. Anzi, qui è necessario intervenire affinché, salvaguardando tali capacità, si abbattano gli oneri finanziari con necessarie ed originali innovazioni che guardino al territorio.
Per quanto riguarda i brevetti, si possono valorizzare i rapporti tra piccole imprese e ricerca universitaria, senza che occorra privatizzare i proventi dei brevetti medesimi. Tale rapporto tra piccole imprese e ricerca universitaria deve essere radicato nello sviluppo locale, per difendere la ricchezza intellettuale quotidianamente prodotta nelle nostre aziende. Tutta la complessa problematica dei brevetti industriali e del diritto di autore pone la necessità di affiancare un'iniziativa del Governo a quella delle regioni per far avanzare la certificazione e la responsabilità sociale e la certificazione ambientale, secondo le direttive dell'Unione europea, per realizzare politiche di accreditamento rivolte ai consumatori finali e per soddisfare la domanda di beni di consumo di qualità prodotti dalle nostre aziende.
Naturalmente, tutto ciò si può fare con il coordinamento delle politiche regionali: è alle regioni che spettano, secondo la legge costituzionale n. 3 del 2001, di riforma del titolo V della Costituzione, tutte le materie relative alle attività produttive, anche se il Governo sembra non volersene accorgere, in un sussulto di neostatalismo.
Infine, perché si dice: in affanno? L'eterogeneità di tale disegno di legge sembra rispondere all'esigenza di dare uno scopo al ministero, incapace forse di trovare un suo spazio efficace, e alla ricerca di una scena da interpretare su un palcoscenico (quello del Governo) occupato da altri, con promesse mirabolanti e qualche tentazione non proprio moderna. Non è questo ciò di cui ha bisogno l'Italia della piccola impresa e del lavoro diffuso. Noi, umilmente, faremo sentire la voce e ci candidiamo a rappresentare questa Italia civile, libera ed operosa del fare quotidiano (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).