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Lulli: "Prato miniera di idee per Prodi ma attenti ai pregiudizi contro le imprese"

Andrea Lulli, deputato diessino dell’Ulivo, rilancia la sfida del centrosinistra ed elegge Prato a vessillo del programma prodiano. Lulli ha condotto diverse battaglie in Parlamento per difendere il tessile. E lunedì c’è un altro appuntamento importante. Alla Camera infatti verrà discussa la mozione dell’Ulivo, presentata da Luciano Violante il 16 marzo scorso, di cui Lulli è primo firmatario.

La mozione punta a evitare un altro pesante choc per il tessile. «E’ infatti in scadenza — dice Lulli — il sistema di preferenze generalizzate. Si tratta di una questione molto importante, poiché di fatto consiste in accordi bilaterali che facilitano gli scambi commerciali tra determinati Paesi, in questo caso tra Europa e Cina e India».

La Commissione dell’Unione europea dovrà decidere sul rinnovo del sistema di preferenze. Un sistema che di fatto si traduce in facilitazioni tariffarie che l’Unione pratica nei confronti delle importazioni dai Paesi in via di sviluppo. Queste facilitazioni non valgono nei confronti di Paesi che superino una certa quota del totale delle importazioni dell’Unione europea.

La proposta della Commissione europea prevede che questa quota, per quanto riguarda i prodotti tessili, debba essere fissata al 12,5%, il che escluderebbe dalle facilitazioni tariffarie la Cina. «Ma le manterrebbe per l’India», sottolinea Lulli, facendo capire che sarebbe paradossale, dopo l’abolizione delle quote sul tessile, concedere anche agevolazioni tariffarie all’import dall’India. Per questo motivo la mozione impegna il governo a proporre in sede europea un limite massimo del 10% (anziché del 12,5%) per la quota di esportazioni totali verso l’Europa, in modo da «escludere la possibilità per Paesi terzi di accedere alle facilitazioni».

«Insieme a tutti gli altri interventi in ponte, a cominciare dall’attivazione immediata delle clausole di salvaguardia, questo è un punto cruciale per il nostro sistema tessile», sottolinea Lulli, rilanciando con forza la «necessità che l’Europa difenda il manifatturiero». Dall’Europa a Prato il passo è breve.

E qui Lulli interviene sui principi che ispirano la politica urbanistica locale, indirettamente alludendo ai cosiddetti 27 progetti di ampliamento presentati dalle imprese al Comune, che tante polemiche hanno suscitato. A coloro che in questi progetti vedono soltanto il rischio di speculazioni immobiliari Lulli replica: «Bisogna fare molta attenzione. Mi spiego. E’ chiaro che la strada da seguire non può essere quella del mattone, su questo siamo tutti d’accordo. Ma bisogna anche stare attenti ai pregiudizi nei confronti delle imprese, perché c’è il rischio di impoverire il loro patrimonio e questo può essere molto, molto pericoloso per una città industriale come Prato.

C’è il rischio di fare danni che a Prato non sono mai stati fatti. Le amministrazioni rosse del passato hanno saputo valorizzare la vocazione imprenditoriale senza per questo disattendere al compito di tutelare l’ambiente. Non mi pare che la città sia stata teatro di scempi urbanistici o speculativi di chissà quale portata. Con questo voglio dire che a chi interviene per valorizzare il proprio patrimonio, in funzione di un progetto industriale, sarebbe sbagliato dire no a priori. Altrimenti, ripeto, Prato rischia di ritrovarsi capannoni vuoti e aziende che se hanno la forza vanno a fare impresa altrove, altrimenti chiudono».