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SERVE UNA POLITICA INDUSTRIALE A SOSTEGNO DEL SETTORE TESSILE CON INCENTIVI E INNOVAZIONI

Il Deputato pratese interviene dalle colonne de La Nazione a sostegno dello sviluppo, accanto ai lavoratiri del tessile e per ribadire le scelte politiche necessarie al Paese

da La Nazione di Martedì 8 marzo 2005

Non sarà facile per chi guadagna meno o poco di più di mille euro al mese partecipare alla giornata di sciopero dei tessili. Nel distretto pratese si respira una aria di grande preoccupazione per il futuro prossimo, molte famiglie si interrogano sul come si saprà affrontare una crisi produttiva che si prolunga e che è resa più ardua dalla concorrenza di nuova economie, in particolare quella cinese.

E’ in discussione il destino dell’industria manifatturiera italiana, che negli ultimi venti anni ha distribuito ricchezza e ha pagato i debiti con l’estero del nostro Paese. C’è bisogno di una risposta forte da parte del Governo italiano e dell’Europa. Noi deputati pratesi del centro sinistra, all’opposizione, abbiamo, almeno da tre anni, posto con forza l’esigenza di una politica industriale di sostegno al tessile. Più volte abbiamo impegnato il governo a adottare provvedimenti utili al rilancio dei settori del sistema moda italiano; gli atti parlamentari sono evidenti e lo dimostrano sia che si trattasse di strumenti di sostegno al reddito, sia che si trattasse di lotta alla concorrenza sleale, sia che si trattasse di far decollare ricerca e innovazione.

Non sempre siamo stati ascoltati, soprattutto per le politiche di sviluppo: l’idea del governo era quella del ”lasciar fare”, assolutamente inadeguata a fronteggiare, per tempo, questa crisi. Non dobbiamo rassegnarci. Il mondo del lavoro pratese, deve sapere che non demorderemo finchè non verranno ottenuti risultati concreti. A partire dalla Cassa Integrazione Straordinaria per tutti i dipendenti che ne avranno bisogno, anche per consentire la riorganizzazione delle imprese industriali e artigiane. Questo istituto non può essere dato , come ora, in deroga alla legge (magari a discrezione di qualche uomo di governo pro-tempore, che vuole essere ringraziato), ma divenire un diritto uguale per tutti.

Come deve essere data trasparenza e riconoscibilità ai prodotti verso i consumatori: il made in Italy è fatto in Italia, il made in china è fatto in Cina. E soprattutto incentivare dimensioni aziendali più robuste e le innovazioni a tutti i livelli.

Oggi saremo al fianco delle organizzazioni sindacali, che stanno conducendo una lotta intelligente che ha trovato punti di intesa anche con il mondo delle imprese per contrastare la crisi e dare una prospettiva credibile al futuro del settore e di tanta parte del nostro Paese. Insieme possiamo ridare fiducia e vincere questa sfida difficile.