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Lulli attacca la Lega: sui dazi non sa di cosa parla. Crisi tessile, intesa bipartisan Approvate entrambe le mozioni.
Grazie ad un sistema di astensioni incrociate, la Camera ieri pomeriggio ha approvato le mozioni presentate dalla maggioranza e dall'opposizione sulla crisi del comparto tessile e dell'abbigliamento. I documenti approvato dall'Aula impegnano il governo "a proseguire in sede europea l'azione per attivare rapidamente tutte le ulteriori misure di salvaguardia possibili, al fine di scongiurare il pericolo di ulteriori danni ad un fondamentale settore produttivo quale è il tessile-abbigliamento, da cui dipende il lavoro di tanti italiani ed una quota strategica delle nostre esportazioni; a rafforzare le misure dirette alla tutela del made in Italy, attraverso un contrasto sempre più efficace delle contraffazioni; a sostenere in ambito comunitario misure dirette al contrasto di tutte le forme di dumping, in particolare di quelle più odiose, quali lo sfruttamento della manodopera e l'assenza di tutele sociali ed ambientali per i lavoratori; a proseguire nella forte azione diplomatica nei confronti della Cina, affinchè la bilancia commerciale fra i due Paesi non subisca squilibri intollerabili ed affinché la pratica inaccettabile della contraffazione dei prodotti italiani non venga, come è avvenuto finora, troppo benevolmente tollerata in quel Paese". Aldilà dell'esito finale, non sono mancate le polemiche tra maggioranza e opposizione. "La Lega non sa di cosa parla - ha attaccato Andrea Lulli, deputato pratese dei Ds - Una cosa sono i dazi e un'altra le misure di salvaguardia previste dagli accordi del Wto. Se il governo avesse straparlato meno di dazi verso la Cina e avesse avuto una politica industriale ed economica di sostegno per i settori della moda, l'impatto della liberalizzazione sarebbe stato meno pesante per imprese e lavoratori". "Oggi stiamo correndo soltanto ai ripari - ha concluso Lulli - ma bisogna varare al più presto vere misure di competitività per le nostre imprese del Made in Italy che mancano assolutamente nel decreto".
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