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LULLI: LA EX CIRIELLI FAVORISCE LA CONTRAFFAZIONE DEI PRODOTTI MADE IN ITALY

L'On. Andrea Lulli (Ds-l'Ulivo), sulla base di dati diffusi nei giorni scorsi da Indicam, istituto di Centromarca per la lotta alla contraffazione, ha presentato un'interrogazione al Ministro della Giustizia, Roberto Castelli, per sapere quali iniziative intenda adottare il suo Ministero in merito alla vicenda degli aiuti indiretti che la Legge Ex Cirielli dà al mondo della contraffazione e soprattutto se e come intenda attivarsi per evitare una profonda perversione del meccanismo procedurale favorisca chi opera per il falso a danno selle produzioni Made in Italy.

Sulla base dei dati diffusi da Indicam, l'approvazione della Legge Ex Cirielli rappresenta un colpo di spugna per il perseguimento dei reati in materia di contraffazione, tutela dei diritti intellettuali e proprietà industriale, e un colpo mortale per il Made in Italy già stremato dalla concorrenza asiatica. Di contro sarebbe un inaspettato e gradito aiuto per i fornitori di borse, accessori, cd e dvd contraffatti, venduti sulle strade da migliaia di abusivi. Infatti, il tempo medio di durata dei processi per reati come quelli di contraffazione, puniti con una pena edittale compresa fra 3 e 4 anni, è mediamente non inferiore ai 9 anni prima di giungere al vaglio della Corte di Cassazione; per la massima parte di questi processi il termine prescrizionale maturerebbe ben prima della sentenza definitiva, grazie ad un meccanismo che, seppure indirettamente, determinerebbe conseguenze procedurali le quali, di fatto, vedrebbero vanificata la tutela penale in materia di lotta alla contraffazione. Di qui l'indignazione e la spinta all'interrogazione per il deputato pratese.

In realtà, i dati diffusi da Indicam sono preoccupanti: negli ultimi undici anni l'incremento mondiale della contraffazione dei prodotti ha toccato il 1700%; dal 7 al 9% è la quota di vendite di merci contraffatte dell'intero commercio mondiale pari ad oltre 450 miliardi di dollari Usa, una percentuale che, nel campo del tessile-abbigliamento-moda raggiunge il 20% e sale al 35% nel caso dei software. Quello della contraffazione è un fenomeno che produce una perdita secca e costante di oltre 270mila posti di lavoro ogni anno nel mondo e se il 70% dei prodotti contraffatti proviene dal Sud Est asiatico (Cina in testa), è altrettanto vero che il restante 30% proviene dal bacino del Mediterraneo e vede primeggiare proprio l'Italia con Spagna, Turchia e Marocco. In Italia, secondo la più recente rilevazione Indicam, il giro d'affari stimato dei produttori di falsi è stimato tra i 3,5 ed i 3,7 miliardi di Euro e di questi il 60% si riferisce a prodotti di abbigliamento, tessile e moda, mentre il resto è suddiviso fra orologeria, beni di consumo, componentistica, audiovisivo e software; benché tuttavia una stima più conservatrice, basata sulla proiezione a partire dei sequestri operati dalle forze dell'ordine, parla di 1,5 miliardi di Euro, cifra comunque considerevole.