LULLI: STOP AI RINVII, RIFACCIAMO L'EX BANCI
Smetterla, ma per davvero, con la politica dei proclami. Decidere in tempi rapidi, con convinzione, idee e possibilmente un progetto. Insomma andare avanti. «Perché è dai ritardi della politica, dalle risposte mancate e dall’illusione di poter vivere alla giornata che nascono i “signori del no”, gli uomini dell’antipolitica. Ma la nascita del Partito democratico è l’occasione per riallacciare i fili con questa città». Andrea Lulli, alla seconda legislatura alla Camera, trascorsi nel sindacato e in Comune come assessore, in lista c’è. Alle primarie del 14 ottobre “correrà” nel collegio 10 nazionale. Eppure è Prato che lo preoccupa: la povertà crescente, il ristagno della creatività, la poca dinamicità di questi anni.
Ha un’idea di come uscire dal pantano?
«L’ho già detta. Andare avanti. E la strada è quella che porta al polo espositivo ex Banci. Facciamolo, senza aspettare più: nè gli ok della Regione nè altro. Realizziamolo usando i soldi degli imprenditori pratesi che sono disponibili e hanno voglia di scommettere. Basta perdere tempo. E’ questo che scredita la politica e fa nascere comitati e “grillini”. Lanciamo un appello ai privati e procediamo».
E’ una tirata d’orecchie ai metodi della classe politica di questa città?
«E’ uno stimolo e deve riguardare tutta la classe dirigente di Prato. Da parte della politica c’è sicuramente bisogno di rinnovare i modi attraverso i quali reincontrare la città. Non quella dei circoli ma, facendo un bagno di umiltà, quella diffusa: la parte che soffre a l’altra che eccelle. Dobbiamo sforzarci di ridare coraggio, orgoglio, recuperare quei valori che la sinistra ha espresso a Prato e sono stati fondamentali nel suo sviluppo: dalla crescita civile a quella dell’imprenditoria.
Lei è sicuro che il cosidetto popolo delle primarie questa volta abbia le idee chiare su cosa è chiamato a decidere?
«E’ certamente una fase complessa ma c’è bisogno della massima partecipazione. E’ importante. Perché quello che si va a costruire, il Partito democratico, anche a Prato può rappresentare il ritorno della politica, quella che si mette al servizio della società e al cui centro c’è il bene pubblico».
Secondo lei le liste dei Democratici per Veltroni sono state confezionate secondo questo schema?
«Sono liste di buona qualità anche se le avrei preferite ancora più calate nella realtà della città. Ma così come avrei preferito si fossero presentati più candidati alla segreteria nazionale. Una questione che sono riuscito male a comprendere è il proliferare di liste a sostegno di Veltroni. Bene tante formazioni ma in sostegno di diversi concorrenti».
Una critica anche verso a quella dello scrittore Sandro Veronesi che si presente con sei extracomunitari è che è certamente la lista più particolare?
«Sicuramente è arrivato il tempo di pensare a un ingresso in politica degli stranieri. Ma la lista di Veronesi la trovo prepolitica. La politica non è solo rappresentazione».
Che cosa chiede la gente alla politica?
«Di essere concreti, decisioni in tempi rapidi, che sia premiato il merito, chiede valori, dignità e una speranza».
Ecco, la dia lei.
«Prato è cambiata, si è profondamente trasformata. Bisogna che la politica la riagganci. Partendo dagli ultimi. Ci sono problemi seri in fasce crescenti della popolazione pratese, per la crisi del tessile per l’immigrazione. Le differenze si vedono di più. E da lì bisogna partire per riavvicinarci alla parte più debole della società, rimodellando il nostro impegno, perchè gli strumenti in campo non sono più sufficienti».
Lei quali userebbe?
«Si potrebbero trovare altre forme di microcredito, aiutando la traformazione delle imprese, con nuove politiche sociali, facendo emergere e valorizzando le tante realtà creative della città, ma soprattutto eliminando l’indifferenza. Perché la povertà non è più tollerabile e bisogna farle una guerra totale».
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