Sicurezza, patto in 5 punti. Più controlli sui cittadini cinesi
Un protocollo d’intesa fra Prato e il governo sul problema sicurezza e legalità, simile a quello previsto per l’emergenza Napoli. E’ ovvio che la situazione pratese è fortunatamente molto diversa da quella partenopea, ma l’impegno formale del governo per aiutare la nostra città è comunque un importante risultato. A portarlo a casa sono stati i deputati pratesi dell’Ulivo Antonello Giacomelli e Andrea Lulli, facendo approvare a margine della Finanziaria un ordine del giorno, poi sostenuto anche dalla deputato di Rifondazione Mercedes Frias, in cui il governo si impegna a sottoscrivere «sollecitamente» (cioé entro la prima metà del 2007) un accordo con il Comune e la Provincia di Prato per una serie di interventi a tutela della legalità.
L’accordo verterà su cinque punti. Il primo — caldeggiato da tempo dal sindaco Romagnoli nell’ormai copioso carteggio con i rappresentanti del governo, il ministro dell’Interno Amato in primis — riguarda gli organici delle forze dell’ordine, perché vengano adeguati alle crescenti necessità pratesi (il potenziamento della Guardia di finanza è ad esempio indispensabile). Il secondo è sul coordinamento fra le stesse forze dell’ordine e gli organismi statali deputati alle verifiche, a cominciare dall’ispettorato del lavoro. Il terzo punto prevede lo stanziamento di risorse per l’utilizzo delle nuove tecnologie, compresi gli strumenti di videosorveglianza, per il controllo delle zone più a rischio. Sono poi previste verifiche mirate sui flussi di denaro che partono da Prato alla volta della Cina, ma anche della Svizzera, quantitativi sempre più ingenti e troppo spesso sospetti, e interventi specifici contro l’usura. Infine, ultimo punto ma certo non meno importante, è annunciato il potenziamento dei controlli sulle aziende di nuova costituzione, soprattutto se gestite da cinesi, per assicurare il rispetto dei diritti del lavoro, combattere la piaga del lavoro minorile, contrastare l’evasione fiscale, la contraffazione e tutte le forme di concorrenza sleale.
L’impegno del governo è per la prima volta esplicito e ufficiale: l’emergenza sicurezza e legalità a Prato non può essere risolta senza l’intervento dello Stato. Sono mesi che il sindaco e i parlamentari pratesi lo vanno ripetendo e ora da Roma sono arrivate le prime risposte. Ora si tratta di passare dagli impegni ai fatti. Ci sono sei mesi di tempo, la città aspetta.
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