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INDUSTRIA E CULTURA PER IL DISTRETTO. ANDREA LULLI SCOMMETTE SUI GIOVANI

PRATO. Anche Rifondazione comunista, se pur con modalità differenti da quelle del centrodestra, parla di eliminare l’Ici dalle prime case. In caso di vittoria del centrosinistra alle elezioni il nuovo esecutivo potrebbe nascere già con un motivo di frattura al suo interno?

«Assolutamente no. La questione è rimettere, e in fretta, in sesto i conti perchè allo stato attuale nulla può essere concesso. Con una politica fiscale riformata con gradualità non è escluso che si possa avviare un ragionamento che conduca all’esenzione sulla prima casa per i ceti meno ricchi».

Andrea Lulli, diessino, candidato alla Camera alla seconda legislatura, per cinque anni ha lavorato a stretto contatto con l’ex ministro dell’industria Pierluigi Bersani. Mettiamo da parte, per un momento, lo slogan diversificare e innovare per il distretto pratese. Parliamo invece concretamente, fermo restando l’importanza del comparto tessile, di quale sarà l’industria del futuro di Prato.

«Esistono già tante piccole imprese che hanno trovato spazi più che soddisfacenti nel mondo della moda creativa, nel settore dei servizi informatici e in quello, da valorizzare, della produzione tessile legata al mondo del cinema. Credo che l’obiettivo del prossimo governo debba essere quello di dare sostegno alla creatività, che significa anche dare strumenti idonei per continuare ciò che si sa fare meglio».

Che per Prato è certamente il tessile. Come evolverà la filiera?

«A livello nazionale la politica deve mirare a difendere e valorizzare. Ma il nodo fondamentale del futuro della produzione pratese sta nel rapporto con la scuola e l’università».

Con il mondo della cultura, quindi.

«Esattamente. Per questo bisogna riuscire a rilanciare l’istituto Buzzi e avviare una seria politica sui prestiti d’onore. Si tratta di finanziamenti anche consistenti, fino a 15.000 euro, da dare a quei giovani che vogliano continuare gli studi universitari, anche frequentando corsi a livello internazionale. Prestito a tasso zero che verrebbe poi rimborsato dopo l’ingresso nel mondo del lavoro».

L’obiettivo?

«La svolta del manifatturiero che sta proprio della compenetrazione tra cultura e mondo dell’industria. In questo senso la prospettiva vera sta nel rapporto con Firenze».

Si spieghi meglio.

«Sta nell’area metropolitana. Firenze è una delle capitali del mondo, a livello culturale e non solo. Ma non ha più spazio per espandersi. Bisogna che ceda parte delle sue funzioni se non vuole diventare una giostra per turisti».

A Prato cosa dovrebbe consegnare?

«Penso alla dogana fiorentina che potrebbe trasferirsi in toto nel nostro Interporto, per esempio, ma penso anche alle università straniere che troverebbero degnissima accoglienza a Prato. Formeremmo così giovani in grado di poter diventare, nel mondo, gli ambasciatori del nostro modo di fare economia e produzione».

Lei ha un’attenzione particolare per la formazione dei giovani. Spieghi allora perchè dovrebbero votare centrosinistra.

«Beh, è semplice, perchè così come stanno non hanno futuro. Non solo rischiano di non vedere realizzate le loro ambizioni in campo professionale ma di vedere frustrati anche i loro sogni d’amore. Che non va d’accordo con la precarietà e l’insicurezza. Bisogna che noi, assieme a loro, ci sforziamo di ricostruire quella credibilità che non c’è più verso la politica e le istituzioni».

Intervista di Cristina Orsini