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I PRODOTTI NOCIVI NON ENTRANO E PREMI A CHI FA INNOVAZIONE

Primo punto: difendersi perché anche le più forti potenze economiche come ad esempio gli Stati Uniti - non rinunciano a farlo quando occorre. Secondo punto: premiare le eccellenze, le aziende che hanno voglia di investire e innovare. Terzo punto: un patto, vero, tra Firenze e Prato, per sfruttare le potenzialità enormi delle due città verso un medesimo, condiviso, obiettivo. Questa, in sintesi, la "ricetta" del deputato dei Ds Andrea Lulli sulla vertenza tessile con la Cina.

 

"Si difendono anche gli Usa, potenza economica mondiale, perché non dovremmo farlo noi? In che modo? L'accordo Bruxelles-Pechino fatto a giugno sulle quote è importante - dice Lulli - perché limitando l'import dalla Cina dà alle nostre aziende il tempo per riorganizzarsi e sostenere i livelli di occupazione. Ma quell'accordo, ovvio, non è risolutivo. Va rivista la nostra struttura industriale, bisogna puntare sul sapere, sulla formazione, sull'innovazione ".

 

Tessile e salute. Lulli ha presentato un progetto di legge su questo problema e ha raccolto le firme del polo ulivista. "E' un problema chiave - sostiene il deputato diessino - Il progetto non vuole imporre barriere alla liberalizzazione dei prodotti verso il mercato europeo. Ma punta a introdurre vincoli tali per cui quei prodotti possono entrare se rispettano certi parametri di tutela della salute. Ciò innescherebbe processi positivi anche nei Paesi in via di sviluppo. Se un colorante è vietato dalle nostre leggi e non può essere utilizzato per i prodotti tessili perché nocivo, devo trovare il modo di non far entrare quei capi di abbigliamento che, all'estero, sono stati fatti usando quel colorante pericoloso. Non sono in ballo solo i rischi per la salute del consumatore, ma anche una questione di concorrenza sleale, nel momento in cui tingere un capo di abbigliamento in Cina, usando additivi da noi vietati, ha un costo del processo produttivo assai inferiore a quello europeo. Se a ciò si aggiungono salari bassissimi e condizioni di lavoro che non rispettano i diritti... Garantire prodotti che non siano dannosi alla salute non è questione di poco conto. Su questo il governo può fare la sua parte, poiché esistono direttive europee severissime per far rispettare certi parametri di tutela della salute nella produzione. Ad esempio un regolamento introdotto sulla produzione di beni che consumano energia, escluse automobili e simili: di fatto, questo regolamento limiterà moltissimo l'ingresso di certi prodotti in Europa. Si può fare la stessa cosa sul tessile, mettendo in campo dogane, istituto superiore della sanità...".

 

Infine, il rapporto con Firenze. "Ha arte, storia, cultura. Prato ha creatività, artigianalità, un patrimonio industriale enorme. Un patto Firenze-Prato è la scommessa vera da fare, unendo le forze. Con l'obiettivo, per Prato, di trasformarsi in un distretto della moda, con un rapporto preferenziale con Firenze".