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REFERENDUM PROCREAZIONE ASSISTITA: I MIEI 4 SI'

Domenica prossima andrò a votare e voterò quattro Sì. Nessun dubbio? Tanti. In primo luogo perché è giusto passare al vaglio del ragionevole dubbio le proprie convinzioni: è un atto di consigliabile igiene mentale ed è un atto di responsabilità e di rispetto verso la comunità nella quale si vive. In secondo luogo perché i temi oggetto di questi referendum sono oggettivamente complessi e incrociano le tante sensibilità umane con le occasioni fornite dal progredire dei saperi scientifici sull’aspetto fondamentale della nascita di una vita.

Ma è proprio la legge 40 a regolamentare male la procreazione medicalmente assistita e a creare difficoltà notevoli, anche se non era questo il suo scopo, allo svilupparsi della ricerca scientifica nel nostro Paese. E’ una legge che è stata imposta a maggioranza; si è impedito, in Parlamento, un confronto aperto e fecondo, che avrebbe aiutato a trovare un compromesso accettabile, e che comunque, spero, andrà trovato in un prossimo futuro. Con la Legge 40 si rende più difficile e in alcuni casi più doloroso il cammino di una coppia sterile che ha deciso di voler condividere il concepimento, la maternità e la paternità del proprio figlio o figlia. Come si può pensare che la donna dopo che ha già preso la decisione sofferta di sottoporsi alla procreazione medicalmente assistita, non possa rifiutare l’impianto di un embrione che risulta malato? O rinunciare a questo desiderio di dare una nuova vita perché anche il terzo tentativo non è riuscito? Chi siamo noi per permettere una simile punizione?

Io non vedo malvagità nel ricercare la possibilità di dare una nuova vita.

E, lo dico con il massimo di deferenza verso chi ha altre opinioni, non sono convinto dell’equiparazione dell’embrione alla madre. Garantire la vita e la dignità della persona sono obiettivi inscindibili. Credo sia giusto favorire la libertà di scelta della donna e della coppia, aiutandoli a compiere azioni consapevoli e responsabili.

Certo la scienza nel progredire sta varcando una soglia terribile: la possibilità di incidere sulla creazione della vita umana. Possiamo perdere la nostra umanità e sentirci dei nuovi dei, sarebbe un futuro gravido di drammatiche conseguenze e dobbiamo evitarlo. Ma pensiamo che quel rischio lo si possa scongiurare con una legge che imbriglia le ricerca e la speranza di sconfiggere i tanti dolori e mali che ci affliggono? Non fermeremo chi vuol speculare sulle malattie e sui desideri di vita di milioni di persone con barriere giuridiche e sulla negazione di visioni etiche e scientifiche che si discostano da quella cattolica e di altre fedi religiose. Io penso, ma posso sbagliarmi, che così si alimentano ingiustizie e sofferenze. Dobbiamo tutti noi interrogarci di più sui nostri valori, su come l’umanità può affrontare il futuro, questo futuro che si apre all’insegna di profondi cambiamenti dettati anche dalla nostra sete di sapere e dalla volontà di progredire. Dobbiamo aggiornare insieme la nostra etica, i fondamenti del bene comune. Ascoltandoci e cercando la strada che tutti insieme dobbiamo percorrere, senza lasciare i più deboli o i più sfortunati ai lati o indietro. E io credo che sia la politica che deve sforzarsi di più: questi cambiamenti possono essere affrontati se laicamente rafforziamo i nostri valori etici e al contempo costruiamo istituzioni internazionali che ci consentano di vigilare sui percorsi della scienza e soprattutto su chi vorrebbe legarla alla logica spietata della ricerca del profitto a tutti i costi.

Per intanto a questi referendum do il mio Sì, perché non vedo malvagità nel voler far nascere una nuova vita.