LA VERTENZA: GLI IMMIGRATI NON RISCHIANO IL POSTO DI LAVORO
Svolta positiva nella tribolata vicenda dei lavoratori stranieri che un'interpretazione restrittiva della legge Bossi Fini rischiavano di perdere il permesso di soggiorno, con drammatiche conseguenze sulla loro vita e quella dei familiari. Grazie all'intervento del deputato Ds Andrea Lulli e alle numerose sollecitazioni arrivate da molti Comuni a cominciare da Prato, la situazione è stata chiarita e circa 8mila immigrati pratesi possono tirare un sospiro di sollievo.
La novità è che per i lavoratori stranieri già in possesso del permesso di soggiorno è sufficiente una dichiarazione di sussistenza dell'alloggio rispondente ai requisiti di legge da parte del datore di lavoro per il rinnovo del contratto, mentre la garanzia non solo dell'esistenza ma anche dell'abitabilità e dell'idoneità igienico sanitaria è richiesta solo per i nuovi ingressi. Il chiarimento è arrivato il Parlamento, in risposta a un'interrogazione urgente presentata da Lulli. Grazia Sestini, sottosegretario del ministero del Lavoro, ha chiarito il "punto oscuro", ha cioé specificato che nella modulistica ufficiale, attualmente in corso di predisposizione e che dovrà essere approvata con decreto interministeriale per essere adottata dagli sportelli unici dell'immigrazione, nell'ipotesi in cui la richiesta di assunzione non riguardi i "primi ingressi" dall'estero dei lavoratori stranieri, bensì si riferisca a lavoratori stranieri già in possesso di permesso di soggiorno in corso di validità, con i quali deve essere stipulato un nuovo contratto di soggiorno (per variazioni del rapporto di lavoro o rinnovo del contratto di lavoro), debba ritenersi sufficiente una dichiarazione da parte del datore di lavoro di sussistenza della sistemazione alloggiativa, rispondente ai requisiti di legge, con indicazione della sua esatta ubicazione, fermo restando l'obbligo in capo al datore di lavoro di garantire l'alloggio ove non esistente. L'impegno del datore di lavoro relativo alla sistemazione alloggiativa del lavoratore si configura così come una garanzia sussidiaria, che è soddisfatta con la dimostrazione dell'esistenza di un alloggio idoneo. L'impegno del datore di lavoro si sostanzia di un contenuto obbligatorio solo nell'ipotesi in cui il lavoratore straniero non disponga di un alloggio. In tale caso, grava sul datore di lavoro l'obbligo di individuare una sistemazione alloggiativa idonea, con facoltà di rivalersi delle spese eventualmente sostenute.
Possono quindi stare più tranquilli sia i lavoratori stranieri, che temevano lo spettro del licenziamento e del mancato rinnovo del permesso di soggiorno, sia i datori di lavoro, che nutrivano molte perplessità sull'obbligo di garantire un'abitazione che non hanno titolo per controllare: "E' la liberazione da un incubo - dice l'assessore Frattani, impegnato da varie settimane nella risoluzione del problema coinvolgendo sindacati e categorie economiche -. La pressione che abbiamo fatto sul governo ha portato al chiarimento definitivo della questione. Ringrazio l'onorevole Lulli per aver portato in Parlamento le istanze che ha raccolto nell'assemblea con i migranti e tutti coloro che si sono mobilitati con noi".
"Speriamo che adesso il governo dia seguito a quanto detto in Parlamento ed agisca di conseguenza - ha commentato a sua volta Andrea Lulli -. La Bossi Fini ha dimostrato di essere una legge malformulata e contraddittoria che crea ingovernabilità ed effetti pericolosi, favorendo il riemergere oltre che dell'economia nera' e del lavoro nero anche della clandestinità di ritorno e di tensioni sociali".
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