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"Il referendum non è la soluzione"

Il problema c'è, ma la soluzione è sbagliata. Il referendum sull'articolo 18 "non è una risposta alla precarizzazione del lavroro" che pure è un dato di fatto. Lo rileva Andrea Lulli. Nel caso di successo dei sì e di raggiungimento del quorum, secondo il deputato diessino, la battaglia per i diritti e per la dignità dei lavoratri, si farà paradossalmente più ardua. Lulli non sbatte però la porta in faccia a chi sta promuovendo la consultazione ed il sì. In altre parole, non è di quelli che invitano gli elettori ad andare al mare. "La posizione più giusta è l'astensione - dice - Ma capisco chi voterà".

Perché il referendum è sbagliato?
"Intanto perché è del tutto evidente che rendere obbligatorio il reintegro nelle piccole imprese, pur di fronte a un licenziamento ingiustificato, non sarebbe altro che una sanzione per le aziende. E la norma sarebbe comunque inapplicabile. Sono luoghi dove lavoratori e titolari lavorano spesso fianco a fianco, dove c'è una convivenza diretta. Dobbiamo lavorare su altre forme di tutela, visto che adesso il lavoratore licenziato ha diritto a due mensilità e mezzo che, al massimo, possono diventare sei.
Ho presentato, insieme ad altri, un progetto di legge che prevede che sia il giudizio di un terzo, attraverso un arbitrato, a stabilire caso per caso se vi sono le condizioni per il reintegro. In caso contrario, si procede all'indennizzo. La pretesa di rendere automatico il reintegro mi pare invece abbastanza velleitaria".

E' contrario solo per questo?
"Lo sono anche perché, nella sostanza, il referendum si fonda su un'idea negativa del valore dell'impresa".

Dicono che una vittoria del sì sarebbe una risposta importante alla precarizzazione del lavoro.
"Il problema della precarizzazione esiste. Ruba ai giovani il diritto al futuro e ai sogni. Ma non è un problema risolvibile con un sì".

Come si risolve?
"Dobbiamo trasferire il diritto al lavoro e alla dignità di ogni persona dall'idea di un posto di lavoro fisso al mercato del lavoro".

A che cosa pensate?
"Al sostegno al reddito in caso di perdita del lavoro, al diritto alla formazione e all'informazione, alla possibilità di vivere un sogno d'amore. E' da un anno che l'Ulivo sta presentando proposte su questi punti".

Però, l'Ulivo è all'opposizione.
"Al governo c'è l'imperizia di una destra che ha diffuso un'idea secondo la quale aumenta la competitività se c'è la mortificazione dei lavoratori a favore dell'impresa. E' un'idea devastante che danneggia le stesse imprese. Credo che su questi temi l'Ulivo può creare un grande consenso nel paese per farne il suo primo atto quando tornerà al governo. Il momento, voglio dire, non è lontano".

Intervista di Fabio Barni
Il Tirreno Prato, pag. IV
Venerdì 13 giugno 2003.